XXII Convegno Nazionale: nell’Esercito di Cristo

“Io non ho più paura perché è qui con me, combatte al mio fianco il Dio delle schiere degli angeli”. E’ questo uno dei versi dell’Inno composto per questo XXII Convegno Nazionale che ci ha riuniti tutti al Palamontepaschi di Chianciano Terme. Lo abbiamo cantato sottovoce il primo giorno, poi sempre più consapevoli, fino a che è diventato un boato, un grido di battaglia, che oggi, al ritorno nella vita di sempre, ci accompagna lì dove c’è una qualunque “guerra” da combattere. Un incontro straordinario di potenza dello Spirito che è venuto a rivelarci la Signoria di Cristo, in un modo nuovo ma tale che potessimo testimoniarla con forza.

In apertura, come di consueto, la benedizione della sala, il rinnovo delle promesse battesimali poi tra due file di bandiere colorate con i loghi di tutti i convegni precedenti, la processione delle lampade sull’altare: una per ogni comunità presente sul territorio nazionale e quest’anno ce ne sono alcune nuove, piccole ma vive cellule di evangelizzazione. Momento di “colore”, di festa, ma anche un modo per ribadire che pur essendo molti siamo un corpo unico, unito dall’intento di diffondere il Vangelo in modo carismatico. Come sempre a dare il via a questo incontro, non sono mancate le lettere di tanti cardinali e vescovi che da sempre seguono la Comunità nelle diocesi di appartenenza e che per impegni vari non hanno potuto raggiungerci: nelle loro parole l’affetto, la benedizione, la vicinanza dei pastori al gregge. Centinaia di foulard colorati hanno accolto l’ingresso del nostro amato mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino che da tanti anni segue con amore la Comunità, sostenendoci e incoraggiandoci come fa un padre. Lo ha fatto anche nell’omelia della Messa del 1° Maggio mettendo l’accento sulla necessità di aprirsi agli altri, di essere soldati di Cristo mai spaventati dalle tempeste della vita, di farci testimoni della gioia e di non stare nelle retrovie quando c’è da annunciare la parola di quel Dio che ti cambia la vita. Uno speciale benvenuto al termine di questa prima giornata di preghiera ce lo hanno dato i bambini con lo spettacolo da loro realizzato grazie anche all’instancabile lavoro dei fratelli del babyparking e del Ministero della formazione. Un messaggio chiaro, inequivocabile: non perdiamoci dietro le mille voci del mondo, ascoltiamone una sola, quella dello Spirito Santo che si prende il compito di guidarci fin dal Battesimo, che entra in azione ad un nostro richiamo, ma che ha bisogno anche di spazio nel cuore per poterci condurre sulla strada che porta al Signore della vita.

Nelle preghiere comunitarie la potenza dello Spirito Santo infatti non ha mancato di manifestarsi in tanti modi: attraverso la guarigione, la liberazione, la rinuncia consapevole alla vita vecchia, agli idoli e al peccato, una nuova Pentecoste, ma soprattutto assoldandoci come  “guerrieri” dell’esercito di Gesù: “anche il più debole tra di voi dica io sono un guerriero”. Lodando Dio, accompagnati dalla Corale nazionale abbiamo sentito il desiderio di metterci in marcia, certi che ad ogni passo il Signore degli Eserciti ci avrebbe sostenuto, combattendo appunto al nostro fianco: non solo guerre fisiche che ci segnano nel corpo come malattie o situazioni difficili in casa o al lavoro, ma anche guerre spirituali contro tutti quei nemici che ostacolano il cammino verso la salvezza.

Nel secondo giorno abbiamo ascoltato l’insegnamento del nostro Assistente Spirituale don Marco Vianello sul tema “Grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo” (1 Cor 15,57). Anche qui un messaggio esplicito e forte da portare con noi: credere nella Resurrezione. Sempre, in ogni momento, davanti ad ogni sfida, perché se non facciamo risorgere Cristo nella nostra vita, vivremo sempre “nevrotici, sconfitti, alla ricerca di cose che non appagano, con l’affanno nel cuore, con l’ombra della solitudine, invece Lui vuole aprire le nostre tombe e farcele trovare vuote”. Fortissime le testimonianze di alcuni fratelli (che presto troverete sul nostro sito) dove la Signoria di Gesù si è manifestata in tanti modi diversi, strappando i suoi figli dal giogo della droga, dell’alcol, della prostituzione, della cartomanzia, delle malattie inguaribili, di deserti interiori. Oggi anche la visita del sindaco di Chianciano Gabriella Ferranti, che ha voluto portarci personalmente i saluti del comune toscano regalandoci parole di stima e di affetto, poi la Celebrazione eucaristica presieduta da mons. Stefano Manetti nuovo vescovo della diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza, che ci ha regalato parole di accoglienza e di stima consegnandoci però un compito importante: restare in ascolto dello Spirito, perché è l’unico che può rivelarci le cose del Padre, la sua volontà, i suoi desideri per noi.

Nel terzo giorno l’insegnamento di Ciro, membro del CNS sul tema “Sappiano quanti abitano sulla terra che tu sei il Signore” che è stata poi la profezia di questo Convegno. Ciro ha ribadito la trasformazione che arriva in ciascuno di noi, nel momento in cui facciamo esperienza delle cose dello Spirito; come vengono cambiati i nostri connotati, i nostri circuiti mentali quando scegliamo finalmente di “farci possedere da Gesù” e di renderlo Signore del nostro agire quotidiano. Poi ha messo l’accento sul duplice concetto di “sapere” che vuol dire riconoscere Dio come Signore, ma che è anche il dono della “Sapienza” che ci porta a capire e vedere i pensieri di Dio e a vivere la nostra vita come la vorrebbe Gesù. Nel pomeriggio come di consueto, la preghiera animata dai giovani della Comunità sulle note di “Fuoco scendi”. Poi un applauso stracarico di affetto, ha accompagnato l’ingresso di mons. Matteo Zuppi, vescovo ausiliare del Papa per il settore centro della diocesi di Roma. Don Matteo ci ha parlato della gioia. Ci ha chiesto di non averne paura, di non vergognarci se siamo felici perché Qualcuno entrando nella nostra vita ce l’ha cambiata e anche di non farcela rubare da niente e nessuno (avversità, malattie, problemi, inimicizie, situazioni difficili).  “L’unico modo per conservarla – ha detto – è viverla sempre. Così come l’amore del resto, forza in movimento capace di rinnovare il mondo”. Il Signore ha concluso don Matteo ci chiede di fare cose grandi, ma la vera cosa grande è l’amore. Amare sempre, anche i nemici, amare oltre come ci ama Lui. Al termine di questo giorno intenso la Rappresentazione Sacra con i giovani della Comunità che hanno messo in scena il tema della profezia, raccontando la storia di tre “esperti” chiamati a trovare la Sapienza di Dio, un tesoro nascosto, attraverso infinite peripezie, inganni e battaglie. (A breve sarà di disponibile il video).

Nell’ultimo giorno la preghiera e poi la Santa Messa, presieduta da Don Angelo Panzetta hanno sigillato nei nostri cuori il desiderio di andare in tutto il mondo per incendiarlo, annunciando l’amore, ma anche per dire a tutti che Lui è il Signore. Non sono mancati momenti di preghiera personale per le famiglie, le coppie che non riescono ad avere figli, i malati, e ovunque la potenza di Dio si è manifestata in modo palese. Essere soldati di Cristo, ha detto don Angelo nell’omelia, significa essere consapevoli che seguirlo, vuol dire avere già vinto. E sì ovviamente ogni guerriero, quando si trova in battaglia ha un po’ di paura, ma noi non dobbiamo averne perché a fianco, a destra e a sinistra, corazza e spada c’è il Signore, la Comunità, quel fratello che ti copre, col suo scudo, come nella testuggine romana e ti permette di avanzare restando saldo, difeso.

Un grazie particolare a tutti coloro che hanno reso possibile questo Convegno, ai fratelli dell’organizzazione, del servizio, del baby parking, della liturgia, dell’accoglienza; tutti coloro che hanno partecipato alla Rappresentazione Sacra e i fratelli della Corale Nazionale che ha instancabilmente animato e sostenuto tutti i momenti di preghiera, di adorazione, di festa regalandoci la gioia di cantare per il Signore, di percepire e vivere la Gloria di Dio, la potenza dello Spirito Santo; grazie ovvimente al nostro CNS Laura, Gino, Luisa, Ciro, Roberto, Pino e Lina, i primi ad aver detto sì all’essere soldati.