Nelle Tenebre della Mia Vita ho Visto la Luce (Francesco da Palma di Montechiaro AG)

Mi chiamo Francesco, frequento la comunità di Palma di Montechiaro da un anno e il   30 Gennaio  insieme a mio padre e mia madre ho ricevuto l’Effusione dello Spirito Santo. L’11 Marzo  del 2008, allora avevo 16 anni ed ero lontano dalla Chiesa e dal Signore sono stato accusato ingiustamente insieme ad altri quattro amici di un reato molto grave, che riguarda la violazione della libertà e della dignità della persona umana. Successivamente giudicato colpevole e condannato sono stato portato nel Carcere Minorile di Palermo, posto ed esperienza che non auguro a nessuno.

Appena arrivato  fui messo in isolamento  per tre giorni, ero pieno di rabbia per quello che mi stava succedendo, ma ero fermamente convinto che sarei riuscito a superare tutto questo, da solo, senza l’aiuto di nessuno. Poi sera dopo sera, guardando fuori dalla finestra mi sentivo sempre più triste e disperato. La tribolazione e lo sconforto avevano preso il sopravvento, mi sentivo abbandonato e pensavo che nessuno avrebbe creduto alla mia versione dei fatti! Fu allora che il mio pensiero andò a Gesù: Lui era il mio nuovo, unico compagno di cella, a Lui chiedevo di darmi un segno, di farmi capire che prima o poi la giustizia avrebbe prevalso, nonostante le dinamiche poco chiare della situazione. Mi bastava sentire che Lui c’era, che stava dalla mia parte.

Un giorno notai che un Agente di Polizia Penitenziaria, in servizio nel mio braccio, stava pregando tenendo in mano una coroncina del Rosario: per me fu quello il segno, la risposta che attendevo! Cominciai a parlare con questa persona, a chiedergli di più sulla preghiera, chiesi anche perché tenesse in mano la coroncina tutte le sere. Mi rispose che quella era la sua forza, che pregava Maria così gli domandai se una volta avremmo potuto recitare insieme il Rosario; la sera successiva venne nella mia cella e iniziammo a pregare, coinvolgendo anche gli altri quattro compagni.  Durante la recita del secondo mistero, iniziò a parlare in modo strano, incomprensibile, tanto da suscitare ilarità negli altri. Incuriosito  gli chiesi che lingua aveva usato e lui mi spiegò che  era “la lingua dello Spirito, un dono che il Signore concede per grazia” . Iniziai a scrivere delle lettere ai miei genitori, con la certezza nel cuore che Dio non mi avrebbe abbandonato, che la verità e la giustizia avrebbero trionfato,  improvvisamente ero diventato io quello che dava coraggio ai miei familiari. A loro ed in particolare a mia zia Filomena che frequentava già in quel periodo la Comunità, chiedevo preghiere costanti, affinché il progetto di Dio potesse realizzarsi.

Durante il primo mese di permanenza nel carcere, non mi fu mai permesso andare in cappella, perchè la direzione voleva evitare i rapporti con i detenuti dell’altro braccio e questo mi recava molta sofferenza perchè desideravo con il cuore andare la domenica a pregare dinanzi al tabernacolo. Così cominciai a chiedere a tutti, alle guardie prima poi persino al Comandante di darmi questa possibilità e dopo numerosi tentativi mi fu concesso in via del tutto straordinaria di andare il sabato.

Finalmente, dopo essere stato sentito tante volte dai giudici, nell’arco di sei lunghissimi mesi, fui affidato al Servizio Sociale e mandato in una “Comunità Penale per il recupero dei giovani”, che era nella mia provincia. Lì continuai  a recitare il Rosario, ogni giorno coinvolgendo altri miei coetanei. Dopo alcune settimane per la prima volta tornai a casa per il week-end: la gioia di riabbracciare i miei genitori fu grande, ma ancora di più la possibilità di recarmi in preghiera a Palma, dove si riunisce la Comunità.

Fu un esperienza meravigliosa e sconvolgente al tempo stesso, non solo perchè vedevo mani alzate, gente che lodava o che “cadeva” nel riposo dello Spirito, ma perchè sentivo che qualcosa o qualcuno si muoveva dentro di me, toccandomi con il fuoco: poi capii che era lo Spirito Santo, fui avvolto da una sensazione stupenda, io e Gesù eravamo diventati una cosa sola, il Suo amore stava guarendo le mie ferite, mi stava sanando e trasformando. Da quel giorno non ho mai smesso di andare il sabato in preghiera. Il miracolo più grande è stato senza dubbio il proscioglimento, ma se non avessi vissuto questa terribile esperienza, io non avrei mai conosciuto quel Padre buono che si prende cura di tutti i suoi figli. Dopo la mia chiamata e la mia conversione sono stato strumento per la famiglia, i miei cugini, la mia fidanzata. Grazie Signore per le meravigli che compi!

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