Medjugorje (Caterina da Roma, Agosto 2007)

Il mio cammino spirituale è iniziato sette anni fa, quando ho incontrato la comunità Gesù Ama del Rinnovamento Carismatico Cattolico.

Quest’estate ho sentito la spinta forte a unirmi ai tanti giovani della comunità nel pellegrinaggio organizzato a Medjugorje. Non mi sono recata in questo luogo Santo per ricevere conferme, ma soltanto perché avevo bisogno di sottrarmi alla quotidianità e di ritagliarmi uno spazio tutto mio per pregare.

Arrivati a Medjugorie, ho sentito una gioia incontrollabile, sicuramente dovuta alla consapevolezza che stavo per incontrare Maria. Lodavo e ringraziavo Gesù perché mi veniva data la possibilità di vivere quell’esperienza insieme a tanti fratelli con cui condivido da anni sia gioie che dolori.

Quello che maggiormente mi ha colpito è stato respirare la “povertà” di Medjugorje, un paesino un tempo distrutto dalla guerra, ma che oggi torna a risplendere della luce emanata da Maria, la quale ci invita a tornare semplici e puri come bambini, perché solo così potremo riconoscere e apprezzare la bellezza e la bontà di ciò che ci è stato gratuitamente donato.

Per me, i due momenti “forti” di questo pellegrinaggio sono stati la salita al monte Podbrodo e quella al monte Krizevak.

Abbiamo pregato intensamente e all’unisono, depositando ai piedi della croce i nostri pesi, le nostre sofferenze e le nostre paure; Maria ci ha fatto sentire che affidandoglieli, non li avremmo più affrontati da soli, perché la fede che si riaccendeva nei nostri cuori ci avrebbe sostenuto. Negli ultimi tempi mi chiedevo dove fossero Gesù e Maria, perché dentro di me c’era un vago senso di solitudine; ma in un momento tutto si è dissolto e ho sentito che Loro mi erano vicini e soprattutto che non mi avevano mai abbandonata…

Mentre salivamo al monte Kricevac, invece, abbiamo ripercorso la Via Crucis. Personalmente, ho pianto quasi ininterrottamente e insieme agli altri giovani della comunità, ho pregato tantissimo. Era come se dai cuori di tutti si alzasse un grido d’amore, che poi si riversava nuovamente su di noi, ma anche su tutti coloro che avevamo lasciato a casa e ai quali andava il nostro pensiero. Mi sono trovata a recitare il Santo Rosario con una carica nuova e con la certezza che Maria non dimentica nessuno dei Suoi figli: tutte le nostre preghiere passano attraverso il Suo cuore immacolato per poi arrivare dritte dritte a Gesù.

Questa esperienza ha rinnovato l’unità profonda che esiste tra noi giovani della comunità, che ci sentiamo pronti ad affrontare insieme i momenti di difficoltà, certi che con la preghiera reciproca sapremo superare ogni ostacolo e che saremo in grado di trasmettere ad altri l’amore e la pace che noi per primi abbiamo sperimentato.

Abbiamo percorso insieme una strada tracciata dalla Regina della Pace, che non si stanca mai di ripeterci: “Convertitevi, credete nel Vangelo e pregate, perché la preghiera vince l’odio e guarisce ferite profonde, permettendovi di guardare i vostri fratelli con gli occhi misericordiosi di una madre…”.

Sono tornata a Roma e mi chiedo: “E se a Natale si ripartisse un’altra volta per Medjugorje”? E fin da ora prego Maria perché possa tornarci…

Caterina da Roma

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