La Preghiera mi ha Strappato dalla Morte. (Valentina da Roma)

Mi chiamo Valentina, ho 36 anni e faccio parte della comunità di Roma. Voglio rendere testimonianza di ciò che Dio ha compiuto nella mia vita, di come mi ha chiamata, amata e salvata per passare dalle tenebre, dei miei primi 30 anni lontana da Lui, alla luce della sua presenza. Nasco in una famiglia di credenti non per scelta bensì per tradizione, cioè di quelli che si professano tali ma di fatto non hanno mai avuto un incontro autentico d’amore con Gesù, infatti il mio percorso di fede si ferma alla comunione e a qualche messa. La mia prima grande sofferenza la vivo alla tenera età di 5 anni, quando i miei genitori si separano e mio padre diventa una figura lontana e sempre meno presente nella mia vita e in me nasce il senso di colpa e dell’abbandono. Cresco, quindi, con un costante senso di vuoto nel cuore, insieme a mia madre e mia sorella, più’ grande di me di un anno. Il dolore più straziante, però, è all’età di 14 anni quando, un tranquillo lunedì di Pasquetta, a Riccione da mio padre, si trasforma in un lunedì di tragedia e disperazione.

Infatti, a soli 15 anni, mia sorella Giorgia, in sella ad un motorino, viene travolta da un’auto con a bordo due ragazzi ubriachi e muore sul colpo. La mia famiglia, la cui unità era già da tempo compromessa, si disgrega completamente ed io mi ritrovo sola e con il profondo senso di colpa per non aver potuto far nulla affinché  mia sorella si salvasse. Ed è qui, nel vuoto totale, che cerco un contatto con mia sorella ed ho il primo episodio di “scrittura automatica” mentre faccio i compiti. Non capendo cosa mi succeda, mia madre trova un’Associazione che,  proprio attraverso la scrittura automatica e la registrazione della voce, cerca di ridare vita ai morti stabilendo e mantenendo un contatto con l’aldilà. Possiedo, secondo loro, doni speciali  e chiedono a mia madre di potermi conoscere ma lei non vuole. Poi insieme ad un’amica cartomante di mio padre, inizio anche con le sedute spiritiche ed il pendolo. Sono, ormai riconosciuta da tutti al liceo come la “streghetta” e se tutto questo da un lato, mi dà l’illusione di mantenere viva la presenza di mia sorella, dall’altro non sapendolo, apre le porte al nemico di Dio, con gravi conseguenze sulla mia vita e in me cresce ancora di più la rabbia e il rancore verso quel Gesù che aveva permesso che tale disgrazia si abbattesse sulla nostra casa, sulla nostra famiglia.

Inizia infatti, durante quegli anni, un forte e soffocante senso di inquietudine, di angoscia, di morte che getta nel caos e nel disordine la mia vita. Comincio l’università, la interrompo, parto per Londra alla ricerca di “aria” nuova, torno, cambio altre due facoltà, inizio una relazione e proprio in quell’intimità cresce sempre più in me un profondo stato di ansia che si trasforma in depressione, fino alla sera in cui inizio ad avere il primo attacco di pensieri ossessivi violenti. Nella mia mente c’è solo l’ossessione di poter far del male a quella persona ed un’ansia crescente per il pensiero stesso. Terrorizzata, credo di essere diventata pazza. La mattina seguente vado al pronto soccorso e mi faccio ricoverare volontariamente in una clinica psichiatrica per due settimane e da lì inizia il mio calvario, durato dieci anni, di questi pensieri e quell’angoscia seguente che invalidano la mia vita costantemente. Nonostante l’amore di mia madre, tanti amici, il lavoro, nonostante l’aiuto farmacologico e della terapia (a volte in percorsi sbagliati perché all’inizio mi seguiva una psicologa buddista)  l’unica cosa che passa continuamente per la mia mente è la morte o come pensieri verso gli altri o con quella che penso sia l’unica soluzione possibile..la mia .

Ma nel 2005, in occasione della morte di Giovanni Paolo II, ormai Santo, una luce squarcia le fitte tenebre della mia vita. Infatti, in quel giorno apprendo dalla tv la notizia della morte del Santo Padre, mi inginocchio, piango e comincio a pregare il Padre nostro dopo ben quattordici anni  di totale assenza dalla preghiera e poi decido di partecipare alla veglia in piazza San Pietro. Il giorno successivo, sento il desiderio di confessarmi e di iniziare a riavvicinarmi ai sacramenti e, dopo poco, di ricevere lo Spirito Santo attraverso la confermazione. Ma ho bisogno di parlare di fede con qualcuno e mi viene proposto dal figlio di un’amica di mia madre, di partecipare ad una preghiera carismatica presso la comunità Gesù Ama di Roma. Arrivo lì stanca, affaticata e oppressa ed incontro tanti fratelli gioiosi che mi accolgono con calore, ma soprattutto ascolto quei canti dove ogni parola sembra pronunciata da Dio al mio cuore e lo guarisce. Credo di aver pianto un anno e mezzo, due, nel frattempo ho preso l’Effusione dello Spirito Santo e i fratelli mi hanno annunciato la liberazione e guarigione con un passo del profeta Osea in cui Dio mi promette di chiamarmi l’Amata. Il mio cuore era di pietra ma, con l’amore e le preghiere dei fratelli, ho imparato a scioglierlo e a conoscere quel Dio vivo che tutto può per mezzo dello Spirito santo che mi ha donato un nuovo cuore di carne. Infatti Dio, non solo ha detto basta ai miei pensieri di morte, mi ha donato con questa comunità una famiglia e soprattutto la sua paternità, mi ha ricoperto del suo amore, mi ha usato misericordia verso me stessa, la mia storia e la mia famiglia. Gesù  ha mantenuto la sua promessa concedendomi di rinascere dall’alto e trasformandomi in una persona viva, serena, in pace con me e la mia famiglia e desiderosa di condividere con tutti le grandi meraviglie che solo lui può compiere.

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