Gesù è il mio Papà (Enrico da Roma)

Gli ultimi anni della mia vita sono la testimonianza del progetto d’amore che Dio ha sempre avuto per me e di cui io non mi sono mai accorto!

Ero piccolo quando i miei genitori decisero di divorziare, avevo dodici anni e ricordo in particolare un momento di grande sofferenza: il disaccordo tra i miei era diventato palese ed insostenibile e loro, credendo di fare tra le altre cose anche il nostro bene, mio e di mia sorella, decisero di separarsi definitivamente. Seduto alla scrivania della mia stanza, ho cominciato a piangere sbattendo i pugni: non accettavo quella decisione, perché pensavo e volevo che la mia fosse una famiglia normale.

Sono cresciuto con questa frustrazione, senza più un padre accanto e di certo il vivere sempre e solo con mia madre aveva contribuito a fomentare in me un grande rabbia, un rancore verso mio padre che vedevo molto poco, che davo per scontato fosse l’unico responsabile di quello che era accaduto. Tutto questo ha inevitabilmente influito sul mio carattere, sulla mia sensibilità, sul mio cercare sempre di sdrammatizzare, cercare la risata e non avere mai un momento serio, fuggendo le responsabilità e i problemi, perché non riuscivo ad accettare e a comprendere le situazioni concrete che la vita mi sottoponeva.

Questo fino a quando una mia compagna del liceo che frequentava la comunità, attraverso la sua testimonianza mi diceva che c’era “qualcuno” che mi amava, così ho iniziato a partecipare agli incontri di preghiera della comunità Gesù Ama di Roma e ho conosciuto Gesù.

Ricordo, appena entrato in Chiesa l’accoglienza di una sorella che non conoscevo, il suo abbraccio, segno di un amore gratuito che mai nella mia vita avevo sperimentato e da questo momento l’inizio di un cammino assiduo di preghiera, con momenti personali di liberazione, di guarigione della memoria. Tutto questo a distanza di qualche tempo ha dato il suo primo straordinario frutto: il perdono. Il perdono per mio padre che mai avrei pensato possibile e col quale oggi ho instaurato un buon rapporto fatto di stima reciproca.

Quando però quando ero convinto che la mia vita cominciava finalmente a girare nel verso giusto, sono stato vittima di un bruttissimo incidente con il motorino. Viste le mie condizioni fisiche, due ossa fratturate, trauma cranico, escoreazioni varie, febbre altissima dovuta al trauma subito, dopo l’incidente, persi totalmente la fede e mi sentii abbandonato da Dio.

In realtà il Signore era dietro di me, ero io che non lo vedevo: aveva un progetto straordinario su di me che veniva confermato dalle preghiere dei fratelli che per tutto il periodo trascorso in ospedale, come angeli custodi mi sono stati accanto, dai passi che il Signore ci mandava, dall’amore immenso delle persone che Dio aveva messo sulla mia strada. Nei momenti più bui e di disperazione in ospedale attraverso la preghiera il Signore operava miracoli e prodigi per me e per le altre persone che mi stavano accanto.

Ma le mie difficoltà non erano finite. Dopo il primo intervento per la “ricostruzione” della tibia e del perone completamente fratturati, non si sa come, è sopraggiunta un’infezione arrivata a 2 mm dall’osso e questa, che nella maggior parte dei casi non è curabile e necessita anche l’amputazione della gamba. Nonostante lo sconforto e la paura dei primi giorni, sentivo che il Signore era con me anche quando in ospedale uno specialista, amico di Ciro, che mi ha seguito come fratello e come medico, mi aveva prospettato come unica possibilità un secondo intervento chirurgico con il quale mi sarebbe stato tolto il chiodo nella gamba, probabilmente causa dell’infezione stessa ma anche lo strumento senza il quale non sarei mai potuto stare in piedi, e un lungo periodo di degenza ia letto in trazione, durante il quale dovevo essere sottoposto a forti cure antibiotiche. Ma il Signore è un Salvatore potente e ha continuato a servirsi di alcuni fratelli che per la loro preparazione, per le loro intuizioni mi hanno soccorso e condotto dalle persone giuste. Ho passato dieci mesi infernali di sofferenza fisica e spirituale, ma mai sono stato abbandonato dalle preghiere e dall’amore delle persone che il Signore mi aveva messo vicino e tutti i passi che Lui mandava quando pregavamo, mi confortavano e mi prospettavano una “gloria futura” maggiore della presente. Dopo il secondo intervento, in cui mi hanno asportato il chiodo, quando il callo osseo si era riformato consentendomi di stare in piedi sulle mie gambe, dopo alcuni mesi di fisioterapia, ho visto a poco a poco il progetto di Dio realizzato davanti ai miei occhi nella e per la mia vita, perché il Signore era proprio quel papà che mi era sempre mancato e che mi consolava donandomi gioia, amore e provvidenza. Infatti ho avuto un lavoro, un ottimo lavoro, senza neanche averlo chiesto, perché comunque frequentavo l’Università; ho evitato di fare il militare, perdendo così un anno della mia vita ed ho potuto mettere le basi per realizzare anche progetti futuri con Cecilia, la mia ragazza, oggi mia moglie.

Ringrazio Dio e tutta la comunità, ringrazio il papà che mi ha pensato ed amato prima ancora che io nascessi, il mio papà Gesù. Ancora grazie Gesù.

Enrico da Roma

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